Vivere o lavorare a Pomezia ha i suoi vantaggi, ma chiunque frequenti la zona conosce il “rituale” quotidiano: la via Pontina. Che la si percorra verso Roma o verso sud, questa arteria non è solo una strada, ma uno stile di vita che, purtroppo, lascia il segno non solo sulla nostra pazienza, ma anche sulla nostra colonna vertebrale.
Spesso arriviamo a destinazione con il collo rigido, una strana pesantezza alle gambe o quel fastidioso “pizzicore” alla base della schiena.
Secondo i dati di Roma Capitale, circa il 60% dei lavoratori che si muovono nell’area metropolitana sono pendolari. Pomezia, come hub industriale e residenziale, è uno dei fulcri di questo movimento. Ma cosa succede al nostro corpo mentre siamo bloccati nel traffico?
Il dolore del pendolare non è un “fastidio passeggero”, ma una condizione che può sfociare in una vera patologia. I dati dell’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) per la Regione Lazio confermano questa tendenza.
Anche se il pendolarismo non è sempre classificato come “lavoro”, l’impatto biologico è identico. Il Lazio, con i suoi flussi di traffico verso la Capitale, presenta un’incidenza di queste problematiche superiore alla media nazionale. L’ISTAT sottolinea inoltre che i tempi medi di spostamento nel Centro Italia sono in aumento: passare più di 60-90 minuti al giorno in auto raddoppia il rischio di sviluppare dolori cronici alla schiena.
Passare tanti minuti al giorno chiusi in un abitacolo non è solo una questione di stress mentale. È un problema di salute pubblica. Il Lazio è una delle regioni con i tempi di percorrenza più alti d’Italia, e questo si riflette anche sulla frequenza dei dolori muscolo-scheletrici.
INAIL – RAPPORTO ANNUALE REGIONALE LAZIO 2024
Statistiche Malattie Professionali Muscolo-Scheletriche – Open Data INAIL
Dati Mobilità e Pendolarismo 2024 (Roma e Provincia) – Roma Capitale – Rapporto Pendolarismo 2024
Tempi di spostamento e Salute (ISTAT) – Rapporto Istat – Spostamenti quotidiani per studio e lavoro – ISTAT – Mobilità e Pendolarismo
L’anatomia del sedile: perché stare seduti stanca più che camminare
Potrebbe sembrare un paradosso: “Sono stato seduto in macchina tutto il tempo, perché sono così stanco?“. La risposta risiede nella biomeccanica. Quando camminiamo, il peso del corpo è distribuito dinamicamente. Quando siamo seduti, specialmente su sedili d’auto non sempre ergonomici, la pressione sui dischi intervertebrali della zona lombare aumenta del 40% rispetto alla posizione eretta.
Quando siamo in piedi, la colonna vertebrale mantiene le sue tre curve naturali che distribuiscono il peso in modo armonioso. Quando ci sediamo, specialmente su un sedile d’auto che ci spinge a “insaccarci”, la curva lombare si appiattisce. Questo cambiamento posturale aumenta drasticamente la pressione sui dischi intervertebrali (i “cuscinetti” tra una vertebra e l’altra).
Se a questo aggiungiamo le micro-vibrazioni del veicolo e lo stress muscolare di dover tenere il piede sul freno e sull’acceleratore (spesso in una coda infinita), otteniamo la ricetta perfetta per la lombalgia. In aDòc Healthcare, vediamo quotidianamente pazienti che lamentano dolori che “partono dalla schiena e arrivano alla gamba”: spesso è il risultato di mesi o anni di postura scorretta al volante.
Cervicale e traffico: un legame “teso”
Il dolore non si ferma alla zona bassa della schiena. Avete mai notato come stringete il volante quando siete in ritardo a causa di una fila interminabile? Quella tensione si scarica direttamente sui muscoli trapezio e sul collo. La cervicalgia muscolo-tensiva è la compagna fedele di molti pendolari laziali. La postura con il mento proteso in avanti (tipica di chi cerca di vedere oltre l’auto che precede) altera la curva naturale del collo, portando a mal di testa, vertigini e formicolii alle braccia.
Consigli pratici: la tua “checklist” in auto
Non possiamo cancellare il traffico della Pontina, ma possiamo cambiare il modo in cui lo affrontiamo. Ecco alcuni consigli:
La regola dello specchietto: questa è una tecnica tanto semplice quanto efficace. Appena sali in auto, siediti con la schiena ben dritta, le spalle rilassate e la testa appoggiata al poggiatesta. Ora, regola lo specchietto retrovisore esattamente per quella posizione. Durante il viaggio, se ti accorgi di non vedere più bene nello specchietto, significa che la tua schiena ha ceduto e ti sei “accasciato”. È il segnale per raddrizzarti subito.
Regolazione del sedile: il sedile non deve essere troppo lontano. Le ginocchia dovrebbero essere leggermente più alte delle anche.
Il supporto lombare “fai da te”: molti sedili d’auto sono troppo profondi. Se senti un vuoto nella parte bassa della schiena, usa un piccolo rotolo lombare (o anche un asciugamano arrotolato). Riempire quello spazio riduce la pressione sui dischi del 20-30%, riportando la colonna verso la sua curva naturale.
Micro-mobilità al semaforo (o in coda):
Invece di controllare il telefono (che peggiora la postura del collo), sfrutta i tempi morti con:
- Retrazione del mento: sposta la testa all’indietro senza inclinarla, come per farti il “doppio mento”. Serve a decontrarre i muscoli sub-occipitali.
- Rotazione delle spalle: fai dei cerchi ampi con le spalle per sciogliere la tensione dei trapezi.
- Esercizi circolatori: muovi le caviglie su e giù. Questo aiuta il ritorno venoso e riduce il senso di pesantezza alle gambe tipico di chi sta troppo seduto.
Oltre l’auto: l’importanza dell’attività compensativa e il ruolo della prevenzione in aDòc Healthcare
Se passi 2 ore al giorno in auto e 8 in ufficio, il tuo corpo ha bisogno di “compensare”. Non serve diventare atleti olimpici, ma è fondamentale inserire esercizi di stretching e mobilità nella propria giornata. L’approccio giusto non è solo quello di togliere il dolore con un farmaco quando il fastidio si è già presentato. Occorre rieducare i muscoli a sostenere la colonna in modo efficiente.
Presso aDòc Healthcare non ci limitiamo a trattare il dolore acuto. Il nostro obiettivo è la rieducazione. Quando un paziente pendolare viene da noi, analizziamo non solo il sintomo, ma il suo stile di vita.
La via Pontina farà molta meno paura alla tua schiena.

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